Posare ti cambia la vita

scatto di Fabrizio Addimandi - senza modifiche

Ogni mattina quando mi guardavo allo specchio non facevo altro che notare i miei difetti. Culotte de cheval che risalta ancora di più le gambe storte, naso alla greca con una gobba accentuata che mi fa sentire una strega quando rido, caviglie non sottili quanto volessi, ginocchia da uomo, fianchi troppo larghi rispetto alla vita… e chi più ne ha più ne metta.

In passato non mi sono mai sentita bella, ma oggi sì. E sai perché? Perché poso.

Quando mi trovo davanti un obiettivo divento un’altra persona, mi sento sicura di me stessa e mi piaccio.

La Debora che ero prima, quella davanti lo specchio di casa, e la Debora di oggi, quella davanti l’obiettivo fotografico, sono due persone totalmente diverse.

Sono sempre stata un po’ estroversa e mi è sempre piaciuto stare al centro dell’attenzione. Quando mi trovo in un set fotografico mi sento a mio agio.

È come se fosse una sorta di mondo parallelo, ma è in quel mondo che mi sento a casa.

La macchina fotografica non parla, non pensa, non giudica… È il risultato che si riesce ad ottenere con essa che parla da solo. Forse è proprio per questo che sono mio agio: non mi sento giudicata a priori. Cosa che, purtroppo, nella vita di tutti i giorni accade continuamente.

Poso anche in topless o in nudo artistico e non ho nessun problema a riguardo. I risultati sono sempre fantastici, il corpo riesce a trasmettere sensazioni che un vestito non riuscirebbe mai a fare (e a dirlo è una studentessa di moda).

Quando guardo queste foto mi sento femminile ed elegante, con questi scatti riesco a trasmettere la mia sensualità senza mai sfiorare la volgarità.

Ma ecco che, quando sono soddisfatta del mio lavoro e sono pronta a mostrarlo anche agli altri sui social, mi blocco. Il mondo esterno è totalmente diverso. In uno scatto in nudo artistico – dove magari non si vede nemmeno un seno – la maggior parte delle persone non vede un lavoro ben fatto, una posa o uno scatto meraviglioso. Loro vedono volgarità. Il loro pensiero è questo: “Oh mio dio, che zoccola! Con che coraggio fa foto del genere!?”.

Il mondo esterno non capisce. Anzi: non vuole capire.

Ed è per questo che nella vita di tutti giorni mi sentivo bloccata, non ero me stessa e non ero soddisfatta del mio corpo. Perché il mondo trova difetti anche dove non esistono, ti spinge ad odiarti.

Le persone dovrebbero essere come un obiettivo fotografico: pronte a cogliere sempre il meglio del soggetto che hanno davanti, senza giudicarlo, facendolo sentire a proprio agio e insegnandogli ad amarsi a pieno.

Ma questo non accade mai. Perché nel mondo di oggi dobbiamo esaltare i difetti altrui, non i pregi. Dobbiamo criticare chiunque anche se non c’è una ragione. Nel mondo di oggi è più naturale offendere qualcuno che fargli un complimento.

Per tutta la vita sono stata vittima dei giudizi altrui, ma negli ultimi anni sono cambiata. Con gli insegnamenti che solo una vita da modella può darmi, ho finalmente capito che non esiste un bello e un brutto. Ma esiste l’amare se stessi.

Ed ecco come non mi interessa più se lo specchio a prima mattina mi risalta tutti i difetti, se la gente ha da ridire sulla mia vita o sul mio aspetto, se qualcuno pensa che io sia una ragazza fin troppo estroversa… perché la cosa veramente importante, davanti l’obiettivo come nella vita di tutti giorni, è una sola: amarsi.

E io mi amo.